Nel 2005 i Pesaresi si accorgono improvvisamente che c’è qualcosa di strano e diverso negli Orti Giulii, e precisamente in quell’area che era stata cannoniera cinquecentesca prima e orto botanico poi. La notizia comincia a circolare: agli Orti Giulii si sta costruendo un bar. E iniziano le polemiche. Per il Vicesindaco Barbanti si tratta di riqualificazione di un giardino poco frequentato, per parecchi cittadini si tratta di un’opera esteticamente controversa, per altri si tratta di un progetto semplicemente fuoriluogo rispetto alla natura e allo spirito degli Orti Giulii, altri ancora temono un danneggiamento della struttura preesistente.
Nel dicembre del 2005 il Soprintendente per i beni architettonici e il paesaggio delle Marche, Luciano Garella, si dice disponibile a fermare e rivedere, anche completamente, il progetto. Poco dopo, verso la fine del gennaio del 2006, l’ex-Soprintendente Liliana Lippi riconosce pubblicamente di aver commesso un errore di valutazione quando nel 2004 aveva firmato il progetto di recupero del bastione (Messaggero Pesaro 28/1/2006).
A luglio il consigliere comunale Bettini, contrario alla costruzione del bar, rilascia un’intervista a "Il Messaggero” di Pesaro: secondo Bettini, nella delibera comunale n.46 del 2003 non vi sarebbe alcun riferimento a un bar; né ve ne sarebbe nella delibera 162 del 1997, dove per la prima volta si comincia a parlare di restauro del giardino. Di un bar si sarebbe parlato solo in una relazione interna dei progettisti risalente al primo d’agosto del 2003, ma mai se ne sarebbe discusso in Consiglio Comunale (Messaggero Pesaro 22/7/2006)
Il 29 agosto il gip Raffaele Cormio mette i sigilli al bar ipotizzando il reato di abuso edilizio: "Non c’è una delibera del consiglio o della giunta che autorizzi la costruzione del bar, il Prg non prevede strutture nuove in quel punto ma solo ripristino delle vecchie, e non si può pensare che un bar di 200 mq in cemento armato sia una costruzione 'leggera'" (Resto del Carlino Pesaro 30/8/2006).
Il capitolo Orti Giulii è, dunque, ancora aperto.
Ma qualora la Magistratura dovesse pronunciarsi favorevolmente rispetto alla conclusione dei lavori e all'apertura del bar, noi chiediamo comunque al Comune di Pesaro di tornare sui suoi passi.
Sul fatto che gli Orti Giulii avessero bisogno di una risistemata non ci piove. Ma proviamo a immaginare gli Orti Giulii ospitare, tra le panchine sulle quali molti di noi amano leggere, centinaia e centinaia di specie diverse di vegetali; immaginiamoli cosparsi, tra vicoletti e cespugli, di riproduzioni di quei reperti archeologici che sono ospitati al Museo Oliveriano. Tutto questo non è lontano dalla realtà, anzi: è ciò che gli Orti Giulii erano, ed è esattamente il modo in cui erano stati pensati. Gli Orti Giulii furono concepiti come un giardino vero, dedicato alla memoria di un letterato, un giardino ottocentesco, romantico, un luogo dello spirito, nel quale si legge, si ascolta, si parla, nel quale vi siano piante, scale, panchine, alberi, colonne, tenui rumori. Un giardino che ha valore in quanto giardino, e non perché è il cortile di un pub. Un vero giardino pubblico.
Il bar? Non è nostro interesse sollevare dibattiti estetici, siamo fedeli al principio che de gustibus non est disputandum (anche se di certo quella vista non ci manda in estasi, e invitiamo chi avesse il medesimo problema a unirsi nella nostra proposta). Piuttosto è da notare che scopo del bar sarebbero la 'riqualificazione' e la 'rivitalizzazione': ma è possibile che 'qualità' e 'vita' si esauriscano nelle attività legate alla ristorazione? Attività degne del massimo rispetto, siamo i primi a sostenerlo, ma che non sostituiscono memoria, pace, atmosfera, storia, identità, ovvero quelle caratteristiche che rendono gli Orti Giulii un luogo dallo spessore unico, e compromesse le quali gli Orti Giulii divengono un giardino qualunque. Non si è considerato che i Pesaresi di oggi e di domani potrebbero ritenere una testimonianza della loro storia, del loro spirito, della loro identità, ben più importante del fatto di avere semplicemente un bar in più. Perché, dunque, sacrificare lo spirito di un luogo unico per avere qualcosa che si può avere da qualsiasi altra parte?
Non siamo bigotti, non crediamo in un sordo culto del passato, e nemmeno al primato della vita contemplativa. Al contrario: crediamo che ogni attività umana sia importante, e che a ogni attività umana vada concesso il giusto spazio. Per questo chiediamo che si aprano discopub, osterie e circoli laddove ce n’è bisogno, chiediamo che si aiutino i pochi locali esistenti.
Chiediamo che sia abbattuto lo scheletro del bar e si ritorni allo stato precedente la sua edificazione. Chiediamo che agli Orti Giulii siano restituite identità e atmosfera, che siano ricostituiti l'orto botanico e il giardino archeologico. Chiediamo che gli Orti Giulii tornino a essere gli Orti Giulii.